22 aprile, giorno della Terra

Lunedì sarà la giornata mondiale della Terra, di cui avevo parlato su Scienza Sacra lo scorso anno. Oggi, proprio in vista del 22 aprile, vorrei parlare di due grossi problemi, più o meno conosciuti, legati all’inquinamento.

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1) Lo stile di vita occidentale (ovvero quello basato sul modello americano dei consumi di massa e della produzione industriale)

Molti studi di consumo sostenibile hanno dimostrato che l’impatto dei singoli individui è dovuto principalmente a tre fattori : l’alimentazione, l’energia usata e i trasporti. Di questi tre  l’alimentazione è il più importante ed incisivo.

Alimentazione.

Secondo una ricerca del Worldwatch Institute, «la produzione globale di carne nel 2010 è aumentata del 2,6 per cento: 290.600.000 tonnellate, con un incremento del tasso di crescita dello 0,8% dal 2009. Anche con questo aumento minimo, però, la produzione di carne in tutto il mondo è triplicata dagli anni ‘70. In continuo aumento e in costante crescita negli ultimi dieci anni: dal 2000 la produzione globale di carne è aumentata del 20%». L’impatto ambientale della produzione di carne influisce su tutto: dall’utilizzo dei suoli al consumo di combustibili fossili. Secondo un altro rapporto pubblicato nel 2010, un quarto delle terre del pianeta è utilizzato per 1,7 miliardi di capi di bestiame, mentre un terzo delle terre coltivabili del mondo viene sfruttato per produrre alimenti per il bestiame. Intanto un miliardo di persone non ha cibo a sufficienza.  L’impatto dell’allevamento del bestiame è immediatamente visibile in Paesi come il Brasile, dove l’80% della deforestazione in Amazzonia viene realizzata per coltivazioni e pascolo intensivi per il bestiame, mettendo in pericolo la biodiversità del pianeta e lo stoccaggio naturale di CO2. Robert Engelman, presidente del Worldwatch Institute, chiede una svolta sostenibile: «correttamente gestito il livello di produzione della carne, come quello generalmente attuato dai piccoli allevatori sui pascoli, potrebbe in realtà aiutare a sequestrare l’anidride carbonica. E’ soprattutto necessario ripensare il percorso della carne ad entrambi i capi della catena di produzione-consumo». Il Worldwatch Institute  mette in guardia sull’impatto sulla salute umana anche dell’eccessivo consumo di carne: «consumata con moderazione, la carne è una buona fonte di proteine ​​e di vitamine e sostanze nutritive importanti come ferro, zinco e vitamine B3, B6 e B12. Ma una dieta ricca di carni rosse e lavorate può portare ad una serie di problemi di salute, tra cui obesità, diabete, malattie cardiovascolari e cancro. Mangiare biologico e l’allevamento del bestiame al pascolo possono alleviare i problemi cronici di salute e migliorare l’ambiente. La carne di animali nutriti con l’erba contiene più sostanze nutritive e meno grassi  di quella “factory-farmed”,  e riduce il rischio di malattie e di esposizione a sostanze chimiche tossiche. Sistemi di pascolo ben gestiti possono migliorare il sequestro del carbonio, riducendo l’impatto del bestiame sul  pianeta, e l’utilizzo di un minor numero di input a ad alta intensità energetica conserva i suoli, riduce l’inquinamento e l’erosione e preserva la biodiversità».

(Fonte: http://www.greenreport.it)

Le diete mediterranea (e mi riferisco a quella patrimonio dell’UNESCO), vegetariana e vegana sono una possibile strada per ridurre l’impatto ambientale e migliorare anche la salute delle persone.

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Strumenti elettronici.

 Anche la larga diffusione di strumenti elettronici come cellulari, pc, elettrodomestici, ecc… ha un forte impatto ambientale. Infatti, tutta questa bella tecnologia, peraltro progettata per deteriorasi in tempi brevi in modo da costringere il consumatore a comprare, non è riciclabile a causa dell’insieme di materiali che vengono utilizzati per costruirne i singoli pezzi. Che fine fa allora? Beh, naturalmente finisce in tante “belle” discariche in Cina, India, Africa. Discariche che causano non solo seri danni all’ambiente ma anche alle persone! Quindi, magari, prima di cambiare cellulare come se fosse un paio di mutande, solo per seguire una moda passeggera (stupida peraltro), pensateci un trilione di volte.

Qui il documento di GreenPeace: http://www.greenpeace.org/

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E ora un video:

 

2) Isole di plastica

Le isole di plastica degli oceano Pacifico e Atlantico sono molto famose. Credo che la maggior parte delle persone ne abbia sentito parlare almeno una volta.  In realtà non sono isole di rifiuti galleggianti (anche se quelli indubbiamente non mancano, nè nelle acque nè nelle spiagge!), ma sono composte da microscopici frammenti plastici, spesso di pochi millimetri, dispersi in molti chilometri quadrati di acqua. Queste “isole”, inoltre, non si trovano solo negli oceani ma anche nei Grandi Laghi del nord degli Stati Uniti, come racconta l’Huffington Post.

La presenza di plastica e di rifiuti solidi ha, naturalmente, delle conseguenze molto gravi sull’ecosistema marino e sulle creature che lo popolano:

  • molti uccelli, come gli albatri, sono stati trovati morti per aver ingerito rifiuti plastici;
  • si pescano pesci che hanno ingerito materiali plastici (e se il pesce mangia la micro-plastica questa arriva anche a noi come gustosissimo cibo…);
  • c’è il rischio che alcune specie viaggino trasportati dai rifiuti e penetrino negli ecosistemi di zone limitrofe, dove risulterebbero estremamente nocivi;
  • gerridi, granchi e invertebrati sfruttano la plastica per prosperare: è stato infatti scoperto che i gerridi usano la plastica per deporre uova in quantitativi estremamente superiori alla norma.
Esiste un bel progetto, presentato dall’ingegnere olandese Boyan Slat, che mira a ripulire gli oceani dai rifiuti sfruttando le correnti per intrappolarli. Sul suo sito trovate tutte le informazioni: http://www.boyanslat.com
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Sito ufficiale dell’evento: http://www.earthday.org/

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